TOR DES GEANTS
11 18 SETTEMBRE 2011
VALLE DAOSTA
La volontà di sopravvivenza è una realtà
che lascia sbalorditi. Giorno per giorno mi ritempro nel corpo e nello
spirito, ed ora il mio sguardo ritorna ad accarezzare con amore i profili
crudeli del Monte Bianco. Walter Bonatti, da I GIORNI GRANDI.
TOR
DES GEANTS, dalla lingua valdostana patois, tradotto in italiano come
il giro dei giganti. Si parte e si arriva ai piedi del Re
delle Alpi, il Monte Bianco tanto amato dal grande alpinista Walter Bonatti,
che ci ha lasciati per sempre proprio nei giorni di questa competizione.
Ogni volta che mi sono seduta di fronte allo schermo del computer, mi
sono sempre rialzata, le emozioni e lintensità dei pensieri
erano più forti del digitare i tasti e non riuscivo a trasmettere
su uno schermo tale forza interiore che a distanza di un mese è
ancora viva.
Tanti sono gli amici, i conoscenti, i parenti che mi chiedono i particolari,
che mi fanno domande su quello che è stata la settimana più
vissuta della mia vita, quali sono state le difficoltà, le paure,
quante ore ho dormito, quanto ho camminato, quanto ho corso, come mi sono
vestita, che cosa ho mangiato, a che cosa pensavo duranti i lunghi tratti
in solitaria, quali sono stati i maggiori problemi articolari e muscolari,
che cosa mi ha spinto ad affrontare unavventura simile, e soprattutto
perché.
Rispondere a queste domande non è affatto semplice, ma di una cosa
sono convinta più che mai: ogni persona può affrontare una
sfida, riuscire a capire i propri limiti e saperli affrontare. Dopo il
Tor des Geants io sono rinata dentro lanima, consapevole di poter
avere quella capacità e quella volontà di sopravvivenza
di cui Walter Bonatti ha saputo essere il maestro.
Che
cosa spinge una donna di 48 anni, con una figlia di 5 anni, con un marito
che pazientemente aspetta e consiglia, ad affrontare unavventura
a fil di cielo, di 332 chilometri e 24000 metri, proprio così ventiquattromila
metri, di dislivello positivo? Io stessa non saprò mai trovare
risposta, ma qualcuno lassù o quaggiù mi ha spronato a provare
la sfida della propria vita.
Nel passare degli anni ognuno di noi si trasforma, per una serie di eventi
belli, brutti, occasionali o voluti, il Tor des Geants è stato
un insieme di casualità e di eventi ricercati dalla sottoscritta.
Dopo di quella che è stata definita ledizione zero del 2009,
e leggendo gli articoli di chi ha affrontato una simile impresa, dentro
di me si concretizzava il sogno di poterlo realizzare.
Ricordo molto bene allapertura delle iscrizioni delledizione
2011, sul sito dei Courmayeur Trailer Valle DAosta, si erano già
preiscritti più di 300 atleti provenienti da tutto il mondo: nello
stesso istante della lettura dei nomi, ho intuito anche il mio. Ci sarò!
Le Alpi valdostane vedranno i miei passi, il mio sudore, la mia fatica,
la mia gioia, le mie lacrime. Ed io vedrò e accarezzerò
le vette, i sentieri, vedrò da vicino la luna e le stelle, il sole
e le nuvole, mi rifugerò nelle baite e nei ricoveri della montagna,
mi lascerò guidare dalla mia forza di volontà, ammirerò
la costanza di chi andrà avanti nonostante la fatica, saprò
dormire e camminare allo stesso tempo, patirò la sete e non riuscirò
a mangiare. Sorriderò e non avrò la forza di parlare, guarderò
incuriosita gli atleti che sceglieranno lerba come letto e riuscirò
a camminare nonostante le vesciche. Non dormirò perché sarò
sempre piena di adrenalina, mi addormenterò strada facendo sui
bastoncini, cadrò dalla fatica e subirò le discese tecniche,
ammirerò i paesi dal disopra delle cime, osserverò i camosci
e ne vedrò la loro bellezza e lagilità, canterò
quando non ci sarà più nessuno attorno a me, pregherò
per terminare limpresa. Voglio esserci, per me stessa, per coloro
che non ci sono più e a cui ho voluto e continuerò a volere
bene, ci sarò per tutti quelli che io ammiro e che mi sostengono.
Saranno a fianco a me: Elisa, Alessandro, Cecilia, Deborah, Irma, Roberto,
Roberto, Jenny, Irma, Teresa, Michele, Donato, Angelo, Gina, Benedetta,
Daniele, Andrea, Silvia, Laura, Lorena, Barbara, Manuela, Giorgio, Serena,
Sally, Flavia, Giuliana, Davide, Stefano, mia mamma e mio padre e chi
mi ha seguita on line durante la settimana .
Domenica 11 settembre alle ore 10.00 dopo unestate trascorsa tra
allenamenti lunghi e solitari, tra gare lunghe e ultra, parto con le parole
cantate da tutti i presenti e i partenti con la canzone di Jovanotti:
IL PIU GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BING BANG SIAMO NOI....
Laria sprigionava solo adrenalina nella piazza di Courmayeur, 473
concorrenti provenienti da tutto il mondo si apprestavano ad affrontare
quella che, secondo i più esperti, è la gara più
dura al mondo.
In 150 ore massime di tempo devi saperti conquistare il titolo di re del
Tor des Geants, puoi arrivare primo o ultimo, ma se arrivi nelle 150 ore
diventi un eroe. Diventi parte delle montagne perché le vivi in
una tale empatia che ti senti impossessato nella stessa roccia.
150 ore e ti metti in gioco, o arrivi o ti fermi. Preghi che non ti devi
far male, preghi che non ti arrivino acciacchi seri, preghi e speri che
le salite spacca gambe e le discese ardite terminino presto, preghi che
il posto tappa più vicino ti dia da dormire, da mangiare e anche
da massaggiare.
Preghi che ci siano un po di persone amiche a incoraggiarti. Preghi
di stare bene, di concludere entro il tempo.
Ogni
tappa ha avuto i suoi momenti cruciali. A Valgrisanche protagonista la
pioggia e lumidità. A Cogne la partenza nel pieno della notte
stellata, la lunghissima discesa verso la fine dellalta via n. 2,
a Donnas. La lotta contro la dissenteria che mi ha devastata per ore ed
ore. La lunghissima, estenuante, infinita tappa di Gressoney. Lagognato
arrivo ad Ollomont e laria di Courmayeur sempre più vicina.
Il concorrente da vincere in una prova del genere è il sonno: quella
del sonno in gara, è la condizione più difficile, come spiega
il professor Trabucchi; lo psicologo dellultra trail, che ha studiato
gli effetti della privazione da sonno, sostiene che tutti gli atleti amatori
e professionisti, con unadeguata preparazione, possono portare a
termine una gara come il Tor des Geants. Gli studi effettuati, portano
a capire che lo stop a parecchi atleti viene dato dal cervello
e non dal fisico il quale, allenato alla privazione da sonno, potrebbe
continuare per molti altri km. La sera e poi la notte, nel trail hanno
due volti. Il primo è che dopo essere stati tutto il giorno sulle
gambe, con il calare della luce, inizia a farsi sentire quella sensazione
di sonnolenza che ti fa dire: fermati un po a riposare.
Il secondo volto, invece, è un buon alleato. Se stai ancora bene,
quando calzi la lampada frontale per rischiararti la via, sei più
concentrato e attento ai particolari e soprattutto non hai la sensazione
che il tratto che stai affrontando, magari, è il pezzo più
duro, quello più temuto. Prosegui e lo superi quasi senza accorgertene
grazie al buio che ti circonda. Se si considera il passo dei primi e il
passo tenuto dalle retrovie, la conclusione finale è che a vincere
questa gara, se così si vuole nominare una prova estrema di questo
genere, è colui, e colei, che non dorme. La sottoscritta, nella
migliore delle ipotesi di un arrivo senza problemi fisici, aveva preventivato
sulle 125 ore, arrivo previsto a Courmayeur il venerdì. In situazioni
estreme come queste, ogni momento può cambiare i programmi: sul
Col Tournalin, a 2800 metri di altitudine il mio corpo era stremato dalla
dissenteria, altro che 125 ore! Ho dovuto lottare contro un fisico che
mi pregava al ritiro, la testa ha invece prevalso. Con estrema volontà
e coraggio ho proseguito verso il Col Di Nana, non potevo arrendermi,
andavo avanti come un automa, ma andavo.
Definirei il Tor Des Geants come un viaggio dellanima,
perchè luomo tende sempre a
salire e le montagne rappresentano i punti di contatto tra terra e cielo.
La montagna ci rende individui più autentici, più veri:
perché ti costringe a esserci con tutto se stessi, con il corpo,
con la mente e con lanima. A ognuno di noi spetta di trovare il
proprio passo, raggiungendo quellequilibrio dopo ore e ore di sofferenza
fisica e mentale. Ebbene ,quel punto chiamato equilibrio, e che mi ha
permesso di arrivare in fondo, di avere la meglio sul sonno, di restare
in piedi seppur massacrata alle ginocchia, di riuscire a correre quasi
tutto lultimo tratto dal rifugio Bertone allabitato di Courmayeu,r
è giunto quasi al termine dellimpresa. Tra la notte di venerdi
e il mattino del sabato, lultima salita del colle del Malatrà
è stata una scalata magica. La notte stellata e i miei compagni
di avventura, Andrea e Davis con i quali ho condiviso buona parte della
fatica, mi hanno reso forte e mi sono sentita nel pieno delle forze, di
nuovo energica, stavo affrontando gli ultimi 3000 metri della salita e
mi sentivo bene. Nel pieno della notte due amici mi vengono incontro e
mi abbracciano augurandomi di terminare la gara. Nella notte labbraccio
di Giuliana è stato qualcosa che mi ha resa ancora più consapevole
del fatto che stavo per vincere la sfida. Mentre mi dirigo
al traguardo , mi rendo conto che sto salutando le montagne attraversate,
ne cito solo alcune: il Passo Alto (2990 m), il Colle Fenetre (2840 m),
il Colle di Entrelor (3002 m) che segna il passaggio dalla Val di Rhemes
a Valsavaranche, il Col Lauson (3299 m), la Fenetre de Champocher (2827
m), il Rifugio Coda (2280 m), il Col Marmontana (2348 m), il Colle Lazouney
(2400 m), il Colle Pinter (2770 m), il Rifugio Grand Tournalin (2534 m).
Valichi a 2000 metri, passaggi notturni su creste e rocce, fermate brevi
e riposanti in quasi tutti i rifugi. Si conoscono tante persone, tutti
che vogliono sapere il perchè siamo lì, a camminare per
332 km...
Ore 8.30 del sabato 17 settembre, il bel tempo ci sta lasciando, sembra
un presagio al termine di una settimana di tempo meraviglioso e caldo.
Con Andrea e Davis ci concediamo lultimissima pausa al rifugio Bertone,
non si entra neppure allinterno, tanta è lagitazione
di arrivare nella piazza di Cormayeur, la discesa non è facile,
tante pietre che ci impediscono di velocizzare il passo, poi un francese
accompagnato da uno sciame di tifosi ci sorpassa di corsa, eh no questo
non si fa, ci guardiamo negli occhi e gli ultimi 3 chilometri ce li beviamo
con una corsa a perdifiato. Allimprovviso appaiono, come folletti,
tantissime persone con ogni sorta di campanaccio, bambini e adulti ognuno
con una campana, persino mia figlia è stata arruolata con il preciso
compito di farci festa, e dopo 142 ore il lungo tappeto rosso che lascia
passare solo i finischer ci vede tagliare il traguardo del Tor Des Geants,
edizione 2011.
Alle
8.45 termina la sfida, abbraccio la mia famiglia con un pianto
lungo e liberatorio dando sfogo alle intensissime emozioni di una settimana
al di fuori del mondo.
Il mio nome assieme a quello di altri 299 finischer del 2011 apparirà
sul poster della gara.
E innegabile lo stupendo, esaltante
fascino dellimpossibile che, unitamente a quello dellignoto,
hanno sempre dato unispirazione e un senso alle avventure delluomo...
Ma sia chiaro che limpossibile, per mantenere un fascino, va conquistato,
non demolito; né si dimentichi che le grandi montagne hanno il
valore delluomo che vi si misura, anche solo con lo spirito: altrimenti
esse rimangono soltanto dei mucchi di pietre. Walter Bonatti, da
I GIORNI GRANDI.
Dedico
questo mio racconto ad alcune persone che io stimo e ammiro, in particolare:
Giuliana, Cecilia, Manuela, Giorgio, Gigi, Roberto.
Un ringraziamento alla THERMOPLAY per la collaborazione e un grazie particolare
a mio marito.
Ah, dimenticavo... nel 2012 io ci sarò di nuovo!
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